Patacche e pataccari da Mani Pulite a oggi

A onor del vero, se si fa la tara alla polemica e alle code di veleno con cui Travaglio chiude ogni capitolo, in questo libro restano circa duecentonovanta pagine di dovere di cronaca. Del suo maestro, qualcuno dovrebbe ricordare a questo idolatrato censore dei nostri tempi di essere, appunto, “un cronista, soltanto un cronista”. Non fa mai male.

Di sicuro all’autore si può dire tutto, ma non che non abbia il fegato. Per lo meno di fare nomi e cognomi dei suoi colleghi.  Significa che d’ora in poi (se non lo è stato abbastanza in questi anni) sarà un sorvegliato speciale.

Per chi scrive, il libro non è altro che una rilettura degli ultimi quindici anni dei rapporti, spesso troppo perversi, fra stampa e potere. Elenco di bufale comprese. Roba da archivio? Forse, ma in ogni caso non è un testo stravagante per chi fa questo mestiere. Basta saperlo leggere dal lato giusto. Purchè non sia il sinistro.

Marco Travaglio, “La scomparsa dei fatti”, Il Saggiatore editore 2006, 316 pagine

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