Lando Fiorini: satira “digitale”, a metà fra Funari e Fabrizi

Lo show di Fiorini sul decoder
«Il digitale moltiplicherà
la televisione coatta»

di Alessandro Marchetti per Libero

I romani al Puff dopo le litigate con i decoder
«Ma ‘ndo vai se il decoder non ce l’hai?», chiede da un mese Lando Fiorini ai duecento spettatori del Puff, storica sala del cabaret romano. Lo dice al suo pubblico, quello più affezionato, che paga il biglietto per le prove “pre-spettacolo”, e a cui «tocca litiga’ con i telecomandi: ma non era meglio se ne facevano uno solo?», sbotta il comico nei primi minuti.  Ridono anziani e giovani, nel piccolo teatro trasteverino, magari poche ore dopo aver sintonizzato per l’ennesima volta l’infernale scatoletta. «L’altro giorno mi so’ sentito una vecchietta nel palazzo che litigava, diceva un sacco di parolacce. Me so’ affacciato: ce l’aveva col televisore», racconta il vecchio Lando, in frac, con la grazia di Fabrizi e il sarcasmo di Trilussa.  D’altronde «in televisione oggi stanno sempre a strilla’: pensano che più si strilla e più c’hai ragione», spiega il comico romano a Libero, poche ore prima di inaugurare ufficialmente il suo show che terrà aperta la sala di via Giggi Zanazzo fino a primavera. «Certo: andava spiegato agli anziani, magari con una serie di spot sulla Rai, come sinitonizzare i televisori con il decoder», conferma Fiorini.
C’è tutto lo stress e la disperazione quotidiana negli applausi del Puff. «È così, d’altronde questi dovranno pure mangia’ in qualche modo: tecnici, rivenditori di decoder ci marciano su ’sto digitale».
Oggi, da quindici anni a questa parte, la formula al Puff è sempre la stessa. I contenuti però, cambiano. Come per il Bagaglino della banda Pingitore, l’attualità è sempre lo spunto «per fare teatro».

Lando Fiorini e la satira nazional popolare
Dalle litigate “televisive” fra Malgioglio e Cecchi Paone, alle sfuriate anti-fannulloni di Brunetta fino alla voce curiale di Romano Prodi. Fra i politici poi, non mancano il ministro Mara Carfagna e Stefania Prestigiacomo. Satira? Si, grazie, ma alla romana. Che significa battute e freddure a 360 gradi, a destra come a sinistra. Come, prima di lui, faceva un certo Gianfranco Funari. Camillo Toscano, Loretta Rossi Stuart e Laura di Mauro accompagnano Lando Fiorini in un viaggio nell’Italia di oggi. Rimbambita dalla televisione e ossessionata dal viagra.

Puff: quarant’anni di cabaret “alla romana”
Per centosessanta repliche, fino a primavera, Fiorini farà a pezzi i luoghi comuni degli italiani con la sua romanità doc. Con alle spalle quarant’anni di comicità, «semplice e non coatta». E di talenti lanciati. Lino Banfi ed Enrico Montesano in primis, partiti da lì per poi entrare nelle case degli italiani grazie al piccolo schermo. Lui no. Il “vecchio” Lando ama il contatto con il pubblico, «che se non veniva ogni anno, da ‘mo che avevamo chiuso», ripete al telefono. Sono passati dal Puff anche Gianfranco D’Angelo, Leo Gullotta e Tony Santagata: tutte maschere e dialetti che hanno dominato la stagione d’oro degli anni ‘70. Teatro off, lo chiamavano. Oggi, in tempi di anti-berlusconismo militante, si direbbe solo “nazionalpopolare”.
Dialetto? sì grazie
Tornando al digitale, la domanda è scontata: se per Lando Fiorini la tv di oggi è «coatta», il digitale, che moltiplicherà l’offerta, la renderà ancora più coatta? «Certo. E allora seguitassero a strilla’. Io c’ho il mio locale, che ogni anno è pieno: significa che la gente ancora apprezza uno spettacolo posato e garbato». E in dialetto. «Adesso, finalmente, un governo che vuole portare i dialetti nelle scuole: me’ invitano solo a nozze. Io canto e recito in romanesco da una vita». Una svolta per quelli come lui, forse tardiva. «Era ora, aspettavano un altro po’ e me facevo vecchio». Campanilista? «Si, come Umberto Bossi».

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